APPROFONDIMENTI

Salute ed Ambiente. Come contribuire a salvaguardarli entrambi scegliendo un rubinetto "GENUINOX"

 

La crescente consapevolezza ecologica, che in ogni parte del mondo spinge gli uomini a riconsiderare il loro rapporto con l'ambiente e la natura, ha portato nel tempo le autorità sanitarie a bandire da numerosi oggetti e/o lavorazioni (o a limitarne la presenza) molte sostanze altamente tossiche per l'uomo, fra le quali il piombo, il nickel ed il cromo.
Purtroppo nei tradizionali rubinetti in ottone queste sostanze sono ancora presenti e vengono rilasciate (piombo e nickel) nell'acqua che viene poi ingerita dall'utilizzatore o contribuiscono (cromo) ad alterare il già precario equilibrio ecologico del nostro ambiente.
Alcuni Stati, più all'avanguardia di altri nella tutela della salute del consumatore, stanno bandendo l'utilizzo di queste sostanze anche dalla produzione di rubinetti per uso domestico ma il loro numero è ancora troppo esiguo ed il loro intervento comunque tardivo in relazione ai potenziali rischi ai quali siamo sottoposti.
Come fare dunque a non "avvelenare" noi ed i nostri cari contribuendo a salvaguardare salute ed ambiente?
Semplice: acquistando un rubinetto in acciaio inossidabile anziché un obsoleto rubinetto in ottone!
Vediamo di analizzare più in dettaglio le problematiche relative ai tre metalli pesanti tossici menzionati, Piombo, Nickel e Cromo.

 

PIOMBO
Cucinereste in una pentola di ottone? Sicuramente no!
Conservereste i Vostri cibi o le Vostre bevande in contenitori di ottone? Certamente no!
Che queste siano scelte consapevoli o semplicemente dettate dall'abitudine sono in ogni caso ottime scelte!
Vediamo più in dettaglio perché.
Con il termine "Ottone" si individua una famiglia di leghe metalliche a base di Rame e Zinco, che a seconda del tenore (percentuale) di Zinco presente nella lega può dar luogo a caratteristiche molto diverse.
Per la produzione di rubinetti in genere, vengono di norma utilizzati gli ottoni "ternari" (costituiti da Rame, Zinco ed un terzo elemento appunto, il Piombo) denominati "Ottoni al piombo", ove le percentuali dei tre elementi sono le seguenti: Cu (Rame) 57-59% ; Zn (Zinco) 38-40% ; Pb (Piombo) 1-3%.
Questa è la definizione degli ottoni al piombo data dall' Istituto Italiano del Rame: "... caratterizzati da un'ottima lavorabilità a caldo, da un basso costo e da una buona resistenza alla corrosione. La presenza del piombo garantisce anche un'ottima lavorabilità. Utilizzati per stampaggio e lavorazione alle macchine utensili, in particolare per la produzione di rubinetteria e accessori vari per bagni, valvolame, viteria e bulloneria".
Il materiale con cui sono prodotti la maggior parte dei rubinetti in commercio contiene dunque una certa percentuale di piombo.
Ed il piombo, ahimè, è un metallo pesante altamente tossico.
Il pericolo derivante dall'esposizione al piombo è oggi ben noto. Questo metallo è stato utilizzato per molti anni nella realizzazione di molti oggetti e prodotti destinati alla casa o alla vita di tutti i giorni, ed oggi viene via-via bandito da oggetti/materiali/lavorazioni proprio per questa sua caratteristica di nocività (alcuni esempi fra i più conosciuti riguardano l'eliminazione del piombo dalla benzina, dalle vernici e dalle apparecchiature elettroniche).
I soggetti a maggior rischio per ciò che riguarda l'avvelenamento da piombo sono i bambini, a cui viene compromesso il regolare sviluppo psico-fisico; il piombo, infatti, danneggia le cellule cerebrali. (Fonte O.M.S.)
Fra i vari provvedimenti legislativi che si occupano della salvaguardia della salute umana dall'esposizione al piombo vi è il D.Lgs. n° 277/91, che si occupa della protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti dall'esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, e fra le tante attività contemplate vi è anche quella della "fabbricazione di oggetti a base di piombo e di leghe contenenti piombo".
Facciamo ora un salto nel passato ed occupiamoci dell'antico Impero Romano: alcuni neuroscienziati hanno constatato come il piombo abbia svolto un ruolo determinante nella sua caduta, diminuendo non solo la fertilità della popolazione ma facendo aumentare le encefalopatie della classe dirigente, quella opulenta, molto più esposta a questi problemi delle altre, paradossalmente proprio per quel lusso che praticavano. L'assunzione del piombo fu dovuta ad una eccessiva abbondanza di oggetti di piombo ed alluminio, come stoviglie, bicchieri, pentole, terraglie colorate con smalti al piombo (e più ricche erano più concentrazione di piombo avevano) ma soprattutto recipienti di puro piombo, fra l'altro martellato, dove tenevano il vino che dopo un certo periodo assumeva quel sapore caratteristico ("maderizzato") che tanto piaceva ai romani. Sembra proprio che le famiglie patrizie siano state decimate dalle intossicazioni da piombo (saturnismo)!
Tornando ai giorni nostri giova sottolineare come le normative riguardanti la tutela della salute pubblica siano in continuo aggiornamento, divenendo sempre più restrittive per ciò che riguarda la presenza di sostanze inquinanti o tossiche nell'acqua potabile. L'OMS fissa il limite massimo "consigliato" di Piombo nell'acqua potabile a 10 microgrammi/litro, limite che da "consigliato" diverrà obbligatorio a partire dal 2013. Oggi questo limite è a 25 microgrammi/litro, anche se purtroppo è un limite teorico che pochi in Europa sono in grado di verificare e soprattutto di rispettare. Consideriamo che un rubinetto di ottone nuovo rilascia, nella prima settimana di vita, quantità di piombo nell'ordine degli 80-100 microgrammi/litro, concentrazioni considerate tossiche per l'organismo umano. Anche dopo anni di "lavaggi" un rubinetto di ottone rilascia comunque piombo in quantità non trascurabili.
Altre interessanti informazioni sull'argomento sono reperibili nella pubblicazione "Guidelines for drinking-water quality, 2nd ed. - Vol. 1. Recommendations. - Geneva, World Health Organization, 1993. pp. 49-50." and at http://www.who.int/ipcs/publications/newsletters/en/04.pdf
Alcuni Stati notoriamente più all'avanguardia di altri per ciò che riguarda le problematiche legate all'ecologia ed alla salute pubblica (in questo caso parliamo della California) hanno adottato misure molto rigide e restrittive per ciò che riguarda la presenza di piombo nei manufatti destinati al contatto con l'acqua potabile. Queste misure sono note come "AB 1953".
Vediamole più in dettaglio:
Nello stato della California è entrata in vigore, il 1° Gennaio 2010, una legge conosciuta come "AB 1953" che proibisce la produzione, la commercializzazione e l'uso di prodotti destinati alla distribuzione di acqua per usi umani che non siano "esenti piombo".
La legge chiarisce che, per gli scopi perseguiti, "esenti piombo" significa che non debbono contenere piombo per più di una media "pesata" dello 0,25%, calcolando questa media pesata attraverso una formula che non è necessario in questa sede chiarire.
Risulta evidente come il fatto stesso di limitare allo 0,25% il contenuto in piombo (estremamente più basso rispetto a prima e molto basso in assoluto) confermi una volta di più la pericolosità di questo elemento (Pb) e come di conseguenza sia necessario ridurre drasticamente il ricorso a materiali contenenti piombo per la realizzazione di rubinetti. L'ottone figura fra questi materiali che è bene evitare o limitare .
Per quanto sin qui detto a nessuno sfuggirà come la soluzione definitiva per produrre i rubinetti sia quella di usare un materiale in cui il Piombo sia assolutamente assente. Anticipando quanto meglio successivamente esposto diciamo subito che questo materiale esiste ed è l'acciaio inossidabile.

 

NICKEL
Recentemente nel Nord Europa (in particolare in Danimarca e Olanda) è emerso il problema del rilascio del nickel nell'acqua potabile da parte dei rubinetti in ottone cromato.
Ed il problema è talmente serio da aver richiesto la creazione di un gruppo di lavoro Europeo specifico (CEN TC 164 WG3 AHG5) che si prefigge di individuare metodi di misura affidabili della quantità di nickel rilasciata nell'acqua potabile dai rubinetti in ottone cromato ed eventuali alternative all'uso del nickel.
Ciò è dovuto al fatto che un numero sempre maggiore di individui presenta intolleranze (allergie) ad alcuni metalli ed in particolar modo al nickel. Quella al nickel è una intolleranza talmente diffusa (ed in taluni casi grave) da aver spinto una casa automobilistica come la Volvo a pubblicizzare (Gennaio 2009) che gli interni delle proprie autovetture sono realizzati con materiali a basso rilascio di nickel!
Le intolleranze al nickel più conosciute sono quelle da contatto, ma più subdola di quella per contatto è tuttavia l'assunzione di nickel attraverso l'ingerimento dell' acqua alla quale il rubinetto abbia ceduto quantità più o meno rilevanti di questo metallo. Risulta infatti difficile poter immaginare che la causa di determinate reazioni allergiche possa essere fatta risalire all'acqua che fuoriesce dal rubinetto di casa!
L'attività del gruppo di lavoro AHG5 avrebbe dovuto portare a risolvere le incertezze legate alla quantità di nickel rilasciata nell'acqua potabile da parte dei rubinetti in ottone cromato, ma sfortunatamente i risultati ad oggi raggiunti non sono particolarmente incoraggianti.
Vediamo di capire meglio la genesi di questo problema.
Il rubinetto di ottone, per essere venduto, deve essere ricoperto da un film protettivo che impedisca all'ottone di ossidarsi a contatto con l'aria, impedendogli cioè di ricoprirsi di quello strato di ossido meglio conosciuto con il nome di "verderame".
Il "film protettivo" più utilizzato è quello che tutti conosciamo con il nome di "cromatura".
Il cromo è un metallo duro, lucido, resistente alla corrosione, ideale dunque in apparenza per rivestire e proteggere un rubinetto.
Per migliorare l'adesione del cromo all'ottone è però necessario creare fra ottone e cromo uno strato intermedio di nickel, cosa che si realizza immergendo il pezzo di ottone in una soluzione elettrolitica di nickel.
La corrente galvanica grazie alla quale il nickel aderisce alla superficie di ottone fa però penetrare il nickel stesso anche all'interno delle cavità del rubinetto, cavità nelle quali durante l'utilizzo passerà l'acqua.
L'estensione della superficie di contatto fra il nickel e l'acqua potabile non è ad oggi controllabile dai processi produttivi né successivamente misurabile (a meno di non distruggere il pezzo!). Ed il fatto di non riuscire a determinare la quantità di nickel che si è depositata all'interno delle cavità del rubinetto impedisce di determinare a priori se un rubinetto sottoposto al trattamento della nickelatura presenterà rilasci di nickel considerabili come tossici oppure no.
I test sino ad oggi svolti hanno evidenziato come la quantità di nickel rilasciata nell'acqua potabile dai rubinetti cromati (e da quelli comunque sottoposti a trattamenti di nickelatura) sia quasi sempre superiore ai limiti massimi imposti dalla legge.
Anche in questo caso la soluzione definitiva per produrre i rubinetti è quella di usare un materiale che non abbia necessità di essere nickelato e che quindi non rilascerà nickel nell'acqua potabile. Come vedremo più avanti questo materiale esiste ed è l'acciaio inossidabile.

 

CROMO
Il cromo, come detto più sopra, è un metallo duro, lucido, resistente alla corrosione, ideale dunque in apparenza per rivestire e proteggere un rubinetto.
Il cromo non presenta problemi connessi direttamente con l'utilizzo del rubinetto. Sono tuttavia ben noti i danni terribili arrecati all'ambiente ed alla salute dell'uomo negli anni passati dall'utilizzo del cromo esavalente, sostanza di cui è stata solo recentemente ufficialmente riconosciuta l'elevata cancerogenicità con conseguente divieto di utilizzo.
Attualmente viene utilizzato per la cromatura dei rubinetti un tipo di cromo detto trivalente, sostanza della quale non è ancora stata provata la tossicità. Tuttavia i processi di rivestimento galvanici, e la cromatura in particolare, hanno pesanti ricadute sull'ambiente: emissioni gassose nocive alcaline e acide, presenza di materiali tossici ed elevato consumo idrico pongono rilevanti problemi per lo smaltimento delle acque e dei fanghi reflui. Si pensi che in Italia annualmente si utilizzano circa 2.200 tonnellate di anidride cromica (il composto utilizzato per i rivestimenti di cromatura) e che nelle operazioni di cromatura l'80% del cromo finisce nelle acque di scarico industriali. A questo si deve aggiungere la notevole quantità di acqua necessaria al processo di cromatura, che viene restituita all'ambiente profondamente inquinata.
Ancora una volta la soluzione definitiva per produrre i rubinetti è quella di usare un materiale che non abbia necessità di essere cromato e che quindi non contribuirà ad incrementare lavorazioni altamente inquinanti. Come certo avrete già intuito questo materiale esiste ed è l'acciaio inossidabile.

 


Benché, come sin qui detto, i motivi per i quali produrre i rubinetti utilizzando l' acciaio inossidabile siano già più che sufficienti, ci sembra interessante aggiungere qualche ulteriore informazione che anziché essere "contro" qualcosa sia invece più direttamente "pro" acciaio inox.

 

L' ACCIAIO INOSSIDABILE


STORIA
La paternità della "scoperta", o meglio "realizzazione", dell'acciaio inossidabile non può essere assegnata in maniera univoca.
Molti sono infatti gli scienziati che hanno contribuito ad incrementare la conoscenza nel campo della metallurgia a partire dalla fine del ‘700, sino ad arrivare agli inizi del ‘900 che può essere considerato il "periodo d'oro" per lo sviluppo a livello industriale degli acciai cosiddetti "inossidabili".
Fra i paesi dove più attivamente che altrove si sperimentarono leghe a base "ferro-carbonio" vi sono l'Inghilterra, la Francia, la Svezia e la Germania. Proprio in Germania, nel 1912, due ingegneri della Krupp, tali E. Maurer e B. Strauss, depositarono il brevetto per la realizzazione dell'acciaio inossidabile "austenitico", categoria alla quale appartiene la lega da noi oggi utilizzata denominata "AISI 304".

 

PERCHE' RUBINETTI IN ACCIAIO INOSSIDABILE?
Una prima semplice considerazione da fare è che moltissimi oggetti da noi utilizzati nella vita di tutti i giorni, legati al cibo, alla salute, alla pulizia, sono in acciaio inossidabile: pentole, posate, lavelli, caffettiere, vassoi, contenitori per liquidi, ecc...
Se allarghiamo la nostra ricerca scopriremo che anche la maggior parte degli oggetti metallici utilizzati nell'industria alimentare, enologica e farmaceutica sono in acciaio inossidabile, nonché moltissimi oggetti presenti nelle strutture ospedaliere dove l'igiene deve essere garantita.
Dunque, perché non produrre con questo materiale anche i rubinetti?
L'acciaio inossidabile è resistente alla corrosione ed è altamente ecologico poiché non contiene piombo, non rilascia nickel né necessita di rivestimenti protettivi altamente inquinanti per l'ambiente quali la cromatura (che è invece indispensabile per l'ottone).
L'acciaio inossidabile, al contrario dell'ottone, ha elevate proprietà igieniche, avendo una superficie ad elevata densità e senza porosità, cosa che contrasta efficacemente la proliferazione superficiale dei batteri che possono essere comunque facilmente rimossi.
L'acciaio inossidabile ha una elevata resistenza meccanica e dunque garantisce lunga vita agli oggetti che ne fanno uso.
Dalle considerazioni sin qui fatte, risulta dunque inconfutabile come l'acciaio inossidabile sia il miglior materiale che si possa utilizzare per realizzare rubinetti destinati all'erogazione di acqua potabile e per uso domestico.


QUALE ACCIAIO INOSSIDABILE?
E' utile segnalare come all'interno della famiglia degli "acciai inossidabili" vi siano differenti tipologie di acciai più o meno adatte alla realizzazione di rubinetti.
Le due tipologie universalmente ritenute più idonee sono quelle conosciute con le sigle americane AISI 304/304L ed AISI 316/316L; quella da noi utilizzata è la prima.
Altre tipologie (ad. esempio AISI 303), utilizzate da alcuni produttori per il minor costo di produzione che permettono, non garantiscono le stesse qualità in termini di resistenza all'ossidazione e contatto con l'acqua potabile.
Vi è infine da sottolineare come siano presenti sul mercato prodotti che, pur presentati come realizzati in acciaio inox AISI 304, fanno in realtà scorrere l'acqua ancora a contatto con l'ottone, limitandosi infatti a rivestire di acciaio inox meccanismi realizzati nel più economico ma insalubre ottone.
Risulta chiaro come l'ignaro consumatore possa essere tratto in inganno da situazioni come questa, e come dunque si possa parlare in questi casi di rubinetti in acciaio inox non "genuino".
Solo i rubinetti realizzati al 100% in acciaio inox AISI 304 (o AISI 316) possono essere considerati di "inox genuino" e fregiarsi dunque dell'appellativo "GENUINOX" come quelli realizzati dalla A2F.
Per maggiori delucidazioni su questo argomento Vi rimandiamo al nostro opuscolo "GENUINOX"

 

CONSIDERAZIONI FINALI
Ci capita spesso di imbatterci in Clienti che considerano il rubinetto, soprattutto quello da cucina, come un accessorio di secondaria importanza.
Altri che basano tutte le loro attenzioni verso questo oggetto solamente in termini "estetici".
Vogliamo qui invitarVi a riflettere su quanto sia importante pensare al rubinetto in primo luogo in termini di igiene, salubrità ed ecologia.
Tutti i giorni usiamo il nostro rubinetto per bere, cucinare, farci un caffè od un thé.
Consumiamo attraverso di lui (dicono le statistiche) circa 5 litri al giorno a persona solo per bere/cucinare.
Cioè 1.825 litri in un anno.
Non Vi sembra un quantitativo sufficiente per accertarsi innanzitutto delle caratteristiche di atossicità, igiene e salubrità del nostro "amico" rubinetto?
O preferite immaginarVi come un "filtro vivente", attraversato annualmente da quasi 2.000 litri di acqua contenente percentuali più o meno elevate di metalli pesanti tossico-nocivi quali il piombo ed il nickel?
Saremmo felici anche solo di averVi aiutato a trovare la risposta.